5. La monarchia Angioino-Aragonese (1266-1503)

Quando gli Angioini successero agli Svevi, trasferirono la capitale da Palermo a Napoli, che rimase capitale fino alla costituzione del Regno d'Italia nel 1860. La popolazione aumentò, e la città si arricchì di monumenti ed edifici nuovi. Alle prime colonie, installatesi nel quartiere mercantile, si aggiunsero quelle dei Marsigliesi, dei Catalani, dei Fiorentini. Capitalisti e banchieri sopperirono con il prestito alla perenne necessità di denaro della corte, ricavandone in cambio privilegi e favori. Un nuovo quartiere, allora fuori dalle mura, fra Rua Catalana e la Loggia di Genova, pieno di fabbriche, fu sorgente di nuova ricchezza integrando l'economia locale inadeguata ai nuovi bisogni. Aumentò notevolmente anche la popolazione scolastica, invitata e sollecitata da Carlo I il quale eresse poi Castel Nuovo per la sua reggia, che divenne a sua volta embrione di un altro quartiere. L'altro castello di S. Elmo, in alto, fu opera del terzo re angioino, Carlo.

Simone Martini, san Ludovico di Tolosa incorona Roberto d'Angiò (1317)

Simone Martini, san Ludovico di Tolosa incorona Roberto d'Angiò (1317)

Ma intanto aumentavano gli squilibri, i contrasti sociali ed il fiscalismo; inoltre dopo la morte di Roberto (1343) si scatenarono quelle lotte dinastiche che si conclusero con la affermazione di Alfonso V il Magnanimo, re d'Aragona e di Sicilia, che conquistò Napoli dopo un lungo assedio (1441-1442), stroncando le ultime resistenze dei sostenitori di casa d'Angiò. Alfonso, dopo alterne vicende, riuscì ad imporre nel regno la dinastia catalana, impresa non facile vista anche la quantità di funzionari catalani che occuparono tutti i posti-chiave della città suscitando un profondo malumore.

Arco trionfale di Alfonso I d'Aragona a Castel Nuovo con raffigurato il tempio dei Dioscuri

Arco trionfale di Alfonso I d'Aragona a Castel Nuovo con raffigurato il tempio dei Dioscuri

Alla fine i napoletani si affezionarono ad Alfonso, che ampliò la città verso oriente con nuove mura e torri e protesse le industrie ed il commercio. Infatti, conquistato il regno dai francesi di Carlo VIII, furono i popolani gli artefici principali della restaurazione di Ferrante II (1495), e ne piansero sinceramente la morte prematura, crecando che gli succedesse la giovane vedova Giovanna. Ma i baroni, che già contro Ferrante I vivo e contro il suo primogenito Alfonso avevano tentato di proclamare re il secondogenito Federico, d'accordo con la nobiltà della capitale, dettero la corona a questo zio del re defunto (1496). Ma Federico consegnò ai francesi Napoli con parte del Regno, nella speranza di salvare il resto. Fu allora che, rottasi in guerra l'alleanza fra Francie e Spagna, i Napoletani favorirono l'entrata nella capitale di Consalvo di Cordova. generalissimo del re di Spagna, Ferdinando il Cattolico (1503), perché pensarono che la dominazione spagnola fosse senz'altro da preferire alla francese. 

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