2. Napoli bizantina (VI-VIII sec.)
Narrano leggende lontane di una visita a Napoli di S.Pietro prima ancora di recarsi a Roma, e di un S.Aspreno che sarebbe da lui stato consacrato primo vescovo della città. E' celebre e riportato da molte fonti il martirio del vescovo Gennaro fra Napoli e Pozzuoli, divenuto poi com'è noto il protettore della città, mentre la fondazione delle prime chiese cittadine viene attribuita a Costantino: ma tutte queste vicende rimangono avvolte nel mistero e su di esse nulla di sicuro può essere stabilito.
Quel che è certo è che l'edilizia cristiana napoletana ebbe origine certa solo nella seconda metà del IV secolo. Con la prima delle parrocchie, dedicata prima a Gesù ed agli Apostoli e successivamente a S. Giorgio Maggiore, inizia l'attività costruttrice dei vescovi e del clero, che condusse ad un profondo cambiamento della struttura della città greco-romana.

Aniello Falcone (1600-1665), decollazione di S.Gennaro
Va citato in particolare il mausoleo che la matrona Barbaria eresse lì dove si era spento Romolo Augustolo, per ospitare la salma di S.Severino, che era stata trasportata dai suoi discepoli dal Nòrico in seguito alla guerra fra Odoacre ed i Rugi; detto mausoleo si trasformò poi in un monastero che divenne un potente centro d'irradiazione di cultura e civiltà per tutto l'Occidente, soprattutto in virtù del lavoro dell'abate Eugipio.
In città le strutture amministrative romane permasero immutate, insieme con l'antica struttura sociale, e con le alte e solide mura, che nel 536 arrestarono la marcia trionfale di Belisario, il quale riuscì a conquistarla solo attraverso l'acquedotto. Sei anni dopo i Goti la ripresero per fame, dopo un lungo assedio, ma dopo la morte del loro re e la fine del regno, la città rimase definitivamente ai Bizantini, i quali fecero rinascere la città accorrendovi numerosi, attratti anche dalla permanenza delle tracce della loro lingua e delle loro usanze, tanto che la popolazione ridivenne bilingue come nell'età classica, ed accanto agli edifici sacri latini, sorsero chiese e monasteri greci. La città raggiunse i 40.000 abitanti, divenendo il principale centro dell'
Italia meridionale, tanto da divenire sede di un giudice, dipendente dal Prefetto d'Italia, e di un duca o maestro militare, che dipendeva dall'Esarca e comandava ai conti ed ai tribuni distaccati alla guarnigioni locali.
Assediata dai Longobardi nel 581, e poi ancora nel 592 e 599 e sempre riuscita a salvarsi, Napoli divenne asilo di tutti coloro dal retroterra campano sfuggivano alla ferocia di questi nuovi conquistatori, che rapidamente si impadronirono di Nola, Acerra, Capua e Salerno. Quanto della provincia rimase all'Impero, obbedì al duca di Napoli, divenuto capo militare e civile, che dal 661 diviene sottoposto al patrizio di Sicilia. La lingua ufficiale divenne il greco, come risulta da sigilli, epigrafi e monete rinvenuti di quel periodo. Nel 717 il duca napoletano Giovanni riprese Cuma ai Longobardi, aiutando papa Gregorio II nella sua guerra contro gli invasori; l'impresa fruttò 70 libbre d'oro dal pontefice e dimostrò il coraggio e l'abilità bellica dei Napoletani. La città si mantenne fedele all'Impero fino al 763, anno in cui il duca Stefano II riconobbe l'autorità del pontefice, si fece eleggere vescovo di Napoli e, pur mantenendo l'autorità formale di Bisanzio, finì con l'assicurare al piccolo stato una autonomia effettiva e l'eredità del potere ducale alla propria famiglia, distaccando poco a poco Napoli dalla diretta dominazione dell'Impero, pur nell'ambito di un rispetto formale.
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