3. Il Ducato autonomo (763-1139)
E' questo il periodo più glorioso della storia di Napoli, durante il quale i duchi riuscirono a preservare dalla dominazione longobarda non solo la città, ma anche l'agro circostante e le regioni litoranee fino al Nolano. Il risultato fu ottenuto ora con successi militari, ora come frutto di attività diplomatica: la lingua latina si sostituì alla greca nei monumenti e negli atti pubblici, e l'immagine dei duchi e di S. Gennaro si sostituirono al nome greco dell'imperatore e della città; inoltre il ducato si diede fasto principesco con il palazzo Pretorio eretto sul bastione di Monterone (Università vecchia).
La chiave del successo cittadino fu data dallo sviluppo del traffico marittimo civile e militare: insieme con Amalfi, Gaeta e Sorrento, la flotta napoletana fu la sola a tenere testa alla navigazione dei musulmani di Sicilia e d'Africa, con i quali furono sostenute lunghe guerre navali, che videro la grande vittoria di punta Licosa nel 846 delle flotte campane guidate dal duca Sergio. Nello stesso anno il figlio del duca, Cesario Console, liberò vittoriosamente Gaeta dall'assedio degli infedeli, per poi riportare ad Ostia nel 849 quella famosa vittoria magnificata da Raffaello nelle stanze del Vaticano, che salvò a Roma l'onta di un nuovo saccheggio.

Raffaello, Battaglia di Ostia (particolare)
Questa è l'età d'oro della città, che si protrasse fino al ducato di Gregorio IV, che prese anche parte a quella crociata ante litteram che ebbe ad oggetto l'eliminazione dell'insediamento saraceno sul Garigliano. In quegli anni le lettere fiorirono attraverso la fondazione di scuole e biblioteche, e le chiese si arricchirono di opere d'arte.
La crescente attività della marina mercantile sviluppò il commercio, con una importazione dall'Oriente di drappi e tessuti preziosi, e con l'esportazione di stoffe, tanto che gli arabi preferivano i manufatti napoletani a quelli prodotti in tutto il resto d'Europa.
La resistenza già al dominio longobardo, fu forte anche nei confronti dei normanni, la nuova popolazione dominante, e nel 1077, quando già Salerno, ultimo avanzo del dominio longobardo, era caduta in dominio normanno, Napoli resistette valorosamente ad un assedio di quasi due anni. Alla fine fu Ruggero II, già coronato re in Palermo nel 1130, a costringere il duca di Napoli Sergio VII a riconoscerlo per suo sovrano l'anno successivo. Ma due anni dopo il vassallaggio ebbe termine con la clamorosa vittoria delle armate napoletane unite alla lega anti-Ruggero a Scafati. nel 1134 i Napoletani ributtarono in mare una poderosa flotta che il normanno aveva inviato contro di loro. Ruggero si vendicò con due anni di feroci assedii e distruzioni, che condussero alla morte per fame la gran parte della popolazione. La venuta dell'imperatore Lotario in aiuto dei ribelli valse allora a liberare la città dal blocco; ma, allontanatesi le forze tedesche e ritornato il re normanno alla furente riscossa, Sergio, per salvare la sua città, si sottomise per la terza volta a Ruggero, trovando addirittura la morte combattendo per lui a Rignano.
Ma i Napoletani non si piegarono, nonostante il sacrificio del loro duca: organizzatisi in repubblica aristocratica, si allearono al pontefice Innocenzo II e ad altri, riuscendo a resistere per altri due anni fino alla resa definitiva della città in Benevento, nel 1139, divenendo definitivamente parte del regno di Sicilia.
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