4. La monarchia normanno-sveva (1140-1266)
Con la fine del ducato autonomo l'importanza storica di Napoli diminuì notevolmente. Napoli contava allora 30.000 abitanti; Ruggero ne fece anche misurare le mura di cinta, per un totale di 4 km e mezzo. Molte abitazioni, chiese e conventi, sorgevano anche fuori le mura, lì dove iniziarono a stabilirsi con le loro botteghe i mercanti, e l'accresciuto movimento nei due porti della città portò di conseguenza la costruzione di edifici adatti al commercio marittimo.
Re Ruggero ne ammirò i monumenti, ne ricevette i principali cittadini nel castello dell'Ovo, le diede autonomia amministrativa e lasciò un suo rappresentante ad amministrare giustizia e rendite demaniali. la vita di Napoli allora si confuse con quella della grande monarchia siciliana, che aveva Palermo come capitale.
Ruggero II incoronato da Cristo - Chiesa della Martorana Palermo (XII sec.)
Alla morte di Guglielmo II, Napoli si schierò con il partito nazionale, che volle re Tancredi contro il tedesco Enrico di Svevia. Premiata dal re preferito con un largo privilegio, la città ne trasse grande beneficio morale e materiale la cui riconoscenza si tradusse con l'eroica resistenza di tre mesi all'assedio dell'imperatore tedesco. Ma la morte di Tancredi lasciò il regno in balia degli Svevi; Napoli fu punita con la demolizione delle mura, dando vita ad un rancore inestinguibile verso la nuova dinastia.
Nonostante questo sentimento e tutte le rivolte che ne derivarono, Federico II si professò ammiratore della bellezza e dell'opulenza di Napoli, ne rialzò le mura, ne fortificò i castelli, ed eresse Napoli a sua metropoli intellettuale. Avendo l'esigenza di creare un centro che promulgasse il pensiero ghibellino e si contrapponesse a quello di Bologna, araldo dell'ideologia guelfa, nel 1224 fondò a Napoli l'Università degli Studi.
Giovanni Villani, Cronica, Costanza d'Altavilla ed il neonato Federico II, miniatura
Ma tutto questo non mitigò l'ostilità del popolo napoletano: nel 1251 si costituirono a libero Comune e resistettero all'assedio di Manfredi che, come vicario del fratello Corrado aveva sottomesso quasi tutto il resto del regno. Nel 1254, alla morte di Corrado, Napoli divenne sede del pontefice Innocenzo IV che in Napoli morì, ed in Napoli venne tenuto il conclave dal quale uscì eletto Alessandro IV. La città ripristinò il suo libero reggimento a Comune, per soccombere poi alla rapida fortuna di Manfredi; ma quando seppe giunto con le sue armate nel Regno Carlo d'Angiò, mandò subito ad offrirgli la propria obbedienza, e proprio a Napoli a piazza Mercato egli fece decapitare Corradino, ultimo rampollo della casa sveva (1268)
La sua popolazione si era nel frattempo accresciuta di nuovi elementi. I Pisani, invocati dal duca Sergio VII contro il primo re normanno, vi erano rimasti in parte e vi avevano eretto una loggia, un fondaco e una chiesa. Accanto a loro si erano stabiliti poi altri commercianti della Costiera Amalfitana. Anche un consistente nucleo di Genovesi finì con lo stabilirsi in città, anche loro con una loggia, i cui fondi vennero assegnati da Manfredi in persona. La nascita dell'Università, poi, determinò un consistente afflusso di studenti e docenti stranieri e del regno.
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